Cerca...
Libri

Incontro con il papà di Thanos: Jim Starlin a Lucca Comics & Games

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr

Nuovo appuntamento ai Press Café di Lucca Comics & Games con un altro grande autore dei comics americani: Jim Stralin.
Starlin è uno degli autori che più ha contribuito a definire il lato “cosmico” delle avventure dei supereroi Marvel, rilanciando personaggi come Adam Warlock e Capitan Marvel (sua la toccante graphic novel La morte di Capitan Marvel) e, soprattutto, creando il folle titano Thanos.
La sua creatura è stata recentemente consacrata come uno dei più importanti villain dell’immaginario pop dal dittico di film Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.

Nella tua lunga carriera hai avuto a che fare con numerosi personaggi che vanno al di là dell’umano. Qual è la definizione che potresti dare di umano e superumano?

Fondamentalmente penso che loro siano tutti umani, all’inizio sono tutti molto umani. Come sceneggiatore lavoro prima di tutto sulle motivazioni di questi personaggi. Anche se questi personaggi sono alieni o robot, devo trovare per loro una motivazione dalla natura umana.

Come ha influito l’ambiente un po’ bohémien della New York anni ’70 sul suo lavoro?

Tutto influenza il mio lavoro. Gli anni ’70 sono stati un periodo di grande sperimentazione. Peter Max, Scorsese che girava i suoi primi film. Che tu sia disegnatore o sceneggiatore, assorbi tutto quello che hai intorno; sia che tu vada per strada, al cinema o a fare una passeggiata nel bosco.
Ah già! Ed eravamo tutti ubriachi [risate].

Partendo da Thanos, cos’è un “cattivo” per te?

Non credo in cattivi ed eroi, nessuno dei miei personaggi è uno o l’altro. Thanos ha minacciato l’universo, ma lo ha anche salvato altrettante volte. Non mi piacciono queste categorie. Chi in questa stanza si considera eroe o villain?

Thanos
Thanos in una tavola de Il guanto dell’infinito.
Perché negli anni è tornato più volte sui personaggi di Thanos e di Adam Warlock? Cosa rappresentano per lei?

Thanos è il primo personaggio che abbia mai creato. Alla Marvel mi ingaggiavano per scrivere storie per Capitan Marvel, Adam Warlock e Silver Surfer, e io inserivo sempre Thanos perché era la mia creazione. Dopo un po’ si sono accorti che le storie vendevano per la presenza di Thanos, quindi Marvel mi ha lasciato fare quello che volevo: fare storie con Thanos. Per quanto riguarda il mio interesse per Adam Warlock, chi resisterebbe a scrivere storie su un paranoide schizofrenico con tendenze suicide?! [risate]

Cosa pensa della popolarità raggiunta dalle sue creazioni grazie ai recenti film?

Sono davvero felice che mie creature come Thanos, Drax, Gamora e il guanto dell’infinito siano in questi film che hanno fatto incassi pazzeschi. Cosa che invece non è successa a creazioni come Ghost Rider o Daredevil. Penso di essere il più fortunato figlio di puttana al mondo! [risate]

La storia dei film di Avengers si discosta molto dai suoi lavori. Questo l’ha soddisfatta o indispettita?

Tutti quelli il cui lavoro sta per essere trasposto in un grande film hollywoodiano, aspettandosi che sia la copia carbone esatta della loro opera, sono degli sciocchi. In questo caso c’è anche un problema di diritti cinematografici: molti dei personaggi apparsi ne Il guanto dell’infinito appartenevano a Fox. Inoltre prima di arrivare ad Infinity War ci sono stati altri 18 film, in cui i personaggi si sono evoluti in maniera differente rispetto ai fumetti. È un universo completamente diverso. Devo guardare a questi prodotti come a qualcosa di diverso, se mi mettessi a cercare le differenze impazzirei. Mi è piaciuto molto quello che hanno fatto, soprattutto Josh Brolin nel ruolo di Thanos. Non avevo mai pensato a lui come interprete del personaggio, ma dopo averlo visto non riesco ad immaginare nessun altro in quel ruolo.

In gioventù è stato un fotografo di guerra in Vietnam, come ha influenzato il suo lavoro?

Tutto influenza il mio lavoro, anche rispondere alle vostre domande qui adesso. Alcuni incontri scuotono più di altri, però è difficile stabilire quali in questo miscuglio di influenze.

Viste le sue storie, qual è il suo rapporto con l’elemento religioso?

Quando ero bambino ho fatto la scuola cattolica, con delle suore piuttosto feroci. Finita la scuola ho prestato servizio militare. Quindi per i primi 21 anni della mia vita mi sono trovato a dover resistere, a opporre resistenza all’autorità. Il mio scetticismo verso ogni forma di organizzazione, anche religiosa, è quindi cresciuto di pari passo. Questa cosa di sicuro si riflette anche sul mio lavoro.

Sei sicuramente il padre dell’universo cosmico Marvel. Cosa pensi del lavoro fatto dopo da altri autori? Cosa credi che renda ancora attuale il tuo lavoro?

È molto raro che io legga quello che fanno altri con i miei personaggi, molti altri autori fanno così. Non vuoi stare col fiato sul collo alla persona che sta lavorando in quel momento sui personaggi. Non vuoi fare impazzire chi sta lavorando, non vuoi nemmeno impazzire tu stesso vedendo quello che stanno facendo con i tuoi personaggi.
Penso che la complessità dei personaggi renda ancora attuale il mio lavoro.

Lei è uno dei migliori narratori ad usare il silenzio su tavola. Da dove nasce questo suo utilizzo del silenzio?

Parte deriva dal fatto dell’avere fede nell’artista con cui stai lavorando, che sia in grado di esprimere le emozioni dei personaggi senza bisogno di spiegarle a parole. Artisti come Bernie Wrightson o Alan Davis. Con questi artisti non c’è bisogno di eccedere con le parole con grossi spiegoni. Inoltre sono molto pigro e meno parole vuol dire meno da scrivere. [risate]

Lei ha scritto anche la storia di Batman Una morte in famiglia, dove morì il secondo Robin. Ha qualche curiosità su quella storia?

Thanos
Copertina di Batman Una morte in famiglia.

Ho sempre pensato che l’idea di andare a combattere il crimine, vestito di nero e grigio, portandosi dietro un ragazzo vestito con i colori primari fosse di usare il ragazzo come diversivo. “Sparate al ragazzo!” [risate]
La storia della morte di Robin iniziò con la DC che voleva fare una storia sull’AIDS. Misero una scatola dove ognuno poteva suggerire quale personaggio dovesse ammalarsi di AIDS. Io suggerii Robin, ma riconobbero la mia scrittura e scartarono l’idea. Decisero che il personaggio doveva essere Jimmy Olsen, ma l’attore che lo interpretava nei film con Christopher Reeve era gay. L’idea fu abbandonata. Quindi il mio noto odio per Robin portò l’editor Dennis O’Neil a mettermi a lavorare sulla storia. Fu istituita una linea telefonica per far votare ai lettori il destino di Robin. La DC guadagnava 50 cent per ogni telefonata [risate]. Robin fu fatto fuori, sorprendentemente, solo per pochi voti. Nessuno avvertì il licensing department della DC; si ritrovarono con tutti questi lunch box e pigiama con sopra un supereroe morto. Si arrabbiarono molto per questo e qualcuno doveva prendersi la colpa. Indovinate chi si prese la colpa? [risate] In un paio di mesi fui fuori dalla DC e tornai a lavorare per Marvel. Mi andò bene perché alla Marvel iniziai a lavorare a Il guanto dell’infinito.

Visto che ha nominato prima Martin Scorsese, cosa pensa dei suoi commenti abbastanza forti sul cinema di supereroi?

Ognuno ha la sua opinione. Ammiro il suo lavoro, ma la sua opinione vale quanto quella degli altri. C’è a chi non piace il cinema di supereroi, pace. Comunque andrò a vedere The Irishman [ride].

C’è un supereroe che avrebbe voluto creare?

Mi sarebbe piaciuto creare Hulk. Jack Kirby, che ha creato Hulk, mi disse che il personaggio rappresentava la stupidità: più la combatti, più diventa forte. Ho sempre voluto quel tipo di tematica in ogni mio personaggio. Thanos è l’appetito che non può essere mai soddisfatto, per esempio.

Visto che ha citato Jack Kirby, vorrebbe parlarci della Morte dei Nuovi Dei?

È stato uno dei peggiori lavori a cui abbia lavorato, sia per la complessità della storia che a causa di un altro scrittore – che non nominerò – che intendeva scrivere il seguito. Continuava a chiedermi di aggiungere cose che gli sarebbero servite dopo. Quando arrivò il suo momento di fare la sua parte della storia disse “veramente non ho mai avuto intenzione di lavorarci sopra”. Infilai a forza un sacco di cose, che lui voleva, che trovavo orribili, come unire i due mondi insieme (cosa oltretutto che aveva già fatto in passato John Byrne). È buffo come tutti i lavori che ho fatto per la DC si siano rivelati o dei grandi successi o dei completi disastri. Per me non c’era via di mezzo con quell’editore.

Scrivi un commento

it_ITItalian
it_ITItalian