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True Detective 3, ecco perché guardarla (no spoiler)

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Onestamente speravo che la terza stagione di True Detective avrebbe ripreso la buona abitudine – presa in prestito dalla prima – di raccontare una vicenda più lineare e meno articolata di quella ambientata nella città di Vinci. Fortunatamente è andata così.

Questa volta lo sceneggiatore Nic Pizzolatto ha optato per una storia apparentemente più semplice, la cui soluzione (se poi esiste veramente) avviene 25 anni dopo l’inizio delle indagini.
Il 7 novembre 1980 in Arkansas, i fratellini Julie e Will Purcell escono in bicicletta per andare a giocare “da un amico” ma non tornano più. Ad indagare sul caso ci sono due detective: Wayne “Purple” Hays e Roland West, anche se con il passare degli episodi appare chiaro che ad avere un ruolo molto importante per le indagini è anche la moglie di Hays, Amelia, che sta svolgendo indagini parallele a quelle del marito per un libro che sta scrivendo sulla vicenda.

Tre linee temporali, 2015, 1990 e 1980 per il detective Hays

Questa volta ci sono 3 diverse linee temporali: la prima riprende le settimane e i mesi che hanno seguito la scomparsa dei bambini, la seconda è ambientata a 10 anni di distanza, nel 1990, mentre la terza ha luogo nel 2015 quando Hays e West ormai in pensione si ritrovano per riprendere in mano il caso più importante della loro carriera.

Una premessa importante da fare è che sebbene le indagini fossero dichiarate concluse sia nel 1980 che nel ’90 secondo Hays – e anche secondo West, che veste sempre il ruolo da comprimario, pur essendo titolare dell’indagine nella prima riapertura del caso – in realtà è come se la polizia avesse sempre cercato un capro espiatorio per poter mettere tutto a tacere.

Il “caso” Purcell – riaperto in seguito al ritrovamento di alcune tracce della sorella Julie – però, almeno nelle seconde indagini, inizia a coinvolgere sempre più persone che gravitano in ambienti poco chiari, per poi fermarsi nuovamente una volta trovato un colpevole plausibile.

Sarà Hays, ormai malato e anziano, a riprendere in mano i fascicoli con tutti gli appunti del caso, mentre una trasmissione televisiva incentrata sul caso Purcell, a cui partecipa come ospite, gli fornisce alcuni suggerimenti importanti per poter chiudere forse definitivamente il caso.

Wayne e Amelia nel 1980

Come nella prima stagione, oltre alla vera e propria indagine, ve ne è una secondaria di non minor importanza per lo svolgimento della trama, ed è quella che vede la crescita umana e professionale del detective Hays. Come egli stesso afferma all’inizio, la sua vita si può dividere in un prima e in un dopo “caso Purcell”. Un arco di tempo che ha coinciso con il suo matrimonio e la sua carriera da detective. L'”indagine” nella vita di Hays lascia molte porte aperte ad una autonoma interpretazione, sia per quanto riguarda il finale in sé della storia sia per quanto riguarda i rapporti con i suoi figli.

Diciamolo chiaramente, l’interpretazione di Mahershala Ali è eccezionale. Nelle tre linee temporali ha interpretato al meglio le emozioni e i turbamenti di Hays, diventando una sola cosa con il personaggio dalla gioventù sino all’età avanzata, proponendoci realmente e in modo credibile i cambiamenti anche psicologici e somatici di un personaggio davvero indimenticabile.

Gli altri due personaggi principali sono interpretati da altrettanti attori degni di nota, soprattutto Carmen Ejjogo (la signora Hays), bellissima, che ha dato vita ad un personaggio profondo, riflessivo, letterario e Stephen Dorff, comprimario di Wayne e suo alter ego passionale/terreno nello svolgimento delle indagini.

La terza stagione prende il meglio delle due precedenti, soprattutto nella parte dei dialoghi non ha nulla da invidiare a quelli del detective Rust ed è meno forzata rispetto all’incontro Velcoro Bezzeridis della seconda. L’economia dei personaggi ha avuto un peso non indifferente e a risentirne è stata – in positivo – lo svolgimento della storia.

Ultima considerazione: la terza stagione ci insegna che il labor limae funziona davvero. La storia che c’è dietro la scomparsa dei fratelli Purcell è meno intricata dell’omicidio Caspare, fortunatamente, e rinuncia ad una coralità di voci comunque di primissimo livello affidandosi al lavoro superlativo di Mahershala Ali. La semplicità però non riguarda la linea temporale, qui si parla d 35 anni di ricerche per poter arrivare ad una conclusione, 35 anni in cui accade di tutto e che forse sono soltanto un buco nero nella vita di un detective “ricognitore” come Purple Hays.

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