9 agosto 1969, Sharon Tate, moglie incinta del regista Roman Polański, e altre quattro persone sono brutalmente uccise nella famigerata villa al 10050 di Cielo Drive. Su una delle porte della casa viene scritta, col sangue della Tate, la parola “PIG”.
Un fatto di sangue che lascerà un’impronta indelebile nella storia criminale statunitense; l’origine dell’infame mito di Charles Manson e della sua “Famiglia”.
Responsabili dell’efferato delitto, e del seguente omicidio dei due coniugi LaBianca, sono infatti alcuni membri della cosiddetta Manson Family: una setta di ragazzi perduti plagiati dal guru manipolatore Charles Manson.

Manson
Charles Manson viene scortato in tribunale.

Specchio oscuro del movimento Hippie, i crimini di Charlie e dei suoi seguaci sono visti da molti come la fine del sogno di pace e amore degli anni ’60, il preludio ai violenti anni ’70.
Eventi che hanno lasciato il loro marchio indelebile anche nell’immaginario pop americano, che ancora oggi influenzano musicisti (Ozzy Osbourne, Marilyn Manson, Rob Zombie), scrittori (Emma Cline con il suo The Girls) e cineasti (Manson appare anche nella recente seconda stagione di Mindhunter, la serie tv di David Fincher sulla nascita del criminal profiling).
La figura di Charles Manson sarà anche presente nel nuovo film di Quentin Tarantino, C’era una volta a… Hollywood (ironicamente sempre interpretato da Damon Harriman, lo stesso attore scelto da Fincher).

Ma il nostro sguardo vuole essere rivolto al passato – anche recente – delle produzioni cinematografiche e televisive che hanno trattato della delittuosa storia della Family. Aspettando il nuovo Tarantino – in uscita nelle nostre sale il 18 settembre – ecco alcuni consigli di visione.

Manson (1973)

Il procuratore distrettuale Vincet Bugliosi e i membri della Manson Family Lynette Fromme, Mary Brunner e Sandra Good discutono gli omicidi Tate-LaBianca.

Un documentario per cui ai registi Robert Hendrickson e Laurence Merrick è stato concesso di filmare sprazzi di vita quotidiana della setta allo Spahn Ranch. Le interviste ad alcuni dei seguaci (realizzate prima, durante e dopo i delitti) sono davvero inquietanti. Il fanatismo espresso dalle loro parole e dai loro sguardi non può lasciare assolutamente indifferenti.
Manson rimane sullo sfondo, descritto dalle parole degli altri: chi lo definisce un criminale manipolatore, chi invece una sorta di messia.
Un documento sconvolgente, nominato all’Oscar per il miglior documentario nel 1973.

Bel Air – La notte del massacro (Helter Skelter, 1976)

Dopo il ritrovamento dei cadaveri di Sharon Tate e dei suoi ospiti, iniziano le indagini per trovare gli assassini. Individuati i colpevoli in alcuni membri della Family, sarà poi il procuratore Vincent Bugliosi (George DiCenzo) a portare avanti il processo contro Manson (Steve Railsback) e i suoi.

Miniserie tv in due parti basata sul libro Helter Skelter, scritto dallo stesso Bugliosi con Curt Gentry.
Il film è una fedele ricostruzione del caso, con tanto di voice-over pronta a sottolineare ogni svolta nelle indagini e nel processo.
Un buon prodotto televisivo dell’epoca – a volte forse troppo didascalico – che si concentra principalmente sullo scontro in tribunale.
In alcuni paesi è stato distribuito nei cinema con l’aggiunta di scene violente e di nudo.

Charlie Says (2018)

Karlene Faith (Merrit Wever) è una ricercatrice che tiene alcune classi per le carcerate. Le viene assegnato il compito di lavorare con Leslie Van Houten (Hannah Murray), Susan Atkins (Marianne Rendón) e Paticia Krenwinkel (Sosie Bacon), tre seguaci della Manson Family che hanno preso parte ai famigerati omicidi. Tra i ricordi della vita con Charlie (Matt Smith) al ranch e dei delitti, cercherà di spezzare il forte ascendente che il carismatico guru esercita ancora su di loro.

La regista e la sceneggiatrice di American Psycho, Mary Harron e Guinevere Turner, tornano a lavorare insieme su un altro oscuro soggetto. Il film, con un inedito e interessante sguardo femminile, racconta principalmente della vita nella Family prima dei delitti (di cui vedremo poco alla fine), privilegiando il punto di vista della Van Houten, vera e propria protagonista.
Il Manson mostrato nel film è manipolatore, maschilista e ipocrita; ordinerà gli omicidi come ripicca quando vedrà naufragare il suo sogno di successo musicale.

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