Di tutti i sottogeneri e varie commistioni che popolano il genere horror, l’unione tra il cinema dell’orrore e il western è sempre stata una delle più felici.
I paesaggi desolati, la costante lotta per la sopravvivenza in condizioni di vita brutali sono un setting perfetto su cui costruire grandiose storie dell’orrore.
Due generi che condividono anche l’esplorazione, il raggiungimento, di frontiere sconosciute, in cui si incontrano sorprese non proprio piacevoli.
Iniziamo quindi questo viaggio verso l’ignoto, una breve ed interessante escursione che ci porterà a scoprire alcune delle più interessanti pellicole horror-western.

L’insaziabile (1999)

Metà del XIX secolo, in uno sperduto fortino nella Sierra Nevada, il capitano John Boyd (Guy Pearce) accoglie un misterioso uomo in pessime condizioni, quasi assiderato, di nome Colqhoun (Robert Carlyle). Lo straniero si rivelerà posseduto dallo spirito del Weendigo e affamato di carne umana.

Ambientazione western montana e selvaggia, davvero suggestiva, per un horror ispirato alla terribile vicenda della spedizione Donner (gruppo di pionieri che si trovò a dover passare l’inverno sulla Sierra Madre; per ragioni di sopravvivenza furono costretti ad atti di cannibalismo).
La prima parte, carica di tensione, sfocia in una seconda più caotica, con alcune parentesi di grandguignolesche (gli effetti sono del KNB EFX Group di Greg Nicotero, in tempi recenti dietro anche a The Walking Dead).
La bizzarra colonna sonora è del compositore inglese Michael Nyman e del leader dei Blur Damon Albarn.

Dal tramonto all’alba 3 – La figlia del boia (2000)

Messico, primi anni del ‘900: il fuorilegge Johnny Madrid (Marco Leonardi) riesce a scampare all’impiccagione e a rapire la figlia del boia, la bella Esmeralda (Ara Celi). Troverà rifugio in un saloon che si rivelerà popolato da vampiri.

Sottovalutato terzo capitolo, e prequel, del cult della premiata ditta Tarantino-Rodriguez (il primo sceneggiatore, il secondo alla regia).
Rodriguez firma il soggetto con il cugino Álvaro, anche sceneggiatore; una riproposizione della struttura del capostipite, solo che questa volta è il western a sfumare nell’horror, non il noir.
Divertente, e divertito, bagno di sangue, b-movie postmoderno che non si prende mai totalmente sul serio.

La casa maledetta (2004)

Durante la Guerra di secessione, un gruppo di disertori dell’esercito confederato si rifugia in una piantagione abbandonata dopo aver rapinato una banca. La piantagione, scenario in passato di alcuni riti di magia nera, con tanto di sacrifici umani, si rivelerà infestata da oscure entità demoniache.

Scritto da Simon Barrett (You’re Next, The Guest), questa pellicola a basso costo è una piccola gemma misconosciuta dell’horror-western.
Dopo un inizio che richiama Il mucchio selvaggio, con una strage che porta il gore a livelli estremi, il film vira sul classico horror sulle case maledette, con una forte atmosfera lovecraftiana.
Seconda parte dal ritmo blando, ma non mancano alcuni interessanti spunti originali.

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