La famiglia Carter è in viaggio verso la California; un fatidico incidente li bloccherà nel bel mezzo del deserto del Nevada, luogo di test nucleari.
Qui dovranno resistere agli attacchi di una misteriosa famiglia di cannibali che vive su quelle colline.

Le colline hanno gli occhi è un horror cult del 1977, scritto e diretto dal leggendario regista Wes Craven (all’epoca già autore de L’ultima casa a sinistra e in seguito dietro a Nightmare – Dal profondo della notte).
Due delle insospettabili ispirazioni del soggetto del film (oltre all’altro classico dell’orrore Non aprite quella porta, uscito tre anni prima) sono la leggenda di Sawney Bean (capo di un clan scozzese del XVI secolo che si macchiò di innumerevoli omicidi e di cannibalismo) e il classico di John Ford Furore (la famiglia in viaggio verso la California).

Craven con Le colline hanno gli occhi mette in scena, tra lampi di violenza insostenibili (la crocefissione del padre, l’assalto nella roulotte), lo scontro tra due nuclei familiari contrapposti.
I Carter sono la classica famiglia americana della classe media (padre poliziotto in pensione, madre religiosa, figli biondi con gli occhi azzurri, genero imbranato), contrapposta al clan di papà Giove (cannibali deformi con nomi di derivazione pagana, presi dalle divinità romane).
I primi prevarranno sui secondi ma al costo di cedere alla violenza, i codici morali vengono a meno spazzati via dal fuoco e dal sangue.
La messinscena grezza non è un limite, conferisce invece al film quella rozzezza affascinante, tipica di certi prodotti di exploitation dell’epoca.
La pellicola ha fatto entrare nell’immaginario collettivo l’attore Michael Berryman, interprete del figlio Plutone.
Famoso per il suo aspetto fisico (affetto da displasia ectodermica ipoidrotica), sarà protagonista di tanti altri film di serie B (sempre con Craven nel sequel de Le colline e in Benedizione mortale; reciterà anche per il nostro Ruggero Deodato in Inferno in diretta e The Barbarians).

Colline
Attento Doug!

Un classico dell’horror da grindhouse degli anni ’70; va a completare una trilogia ideale insieme a L’ultima casa a sinistra e a Non aprite quella porta di Hooper.

Scrivi un commento

it_ITItalian
it_ITItalian