Svizzera, XIX secolo: il barone Victor Frankenstein (Peter Cushing), ispirato dagli insegnamenti del suo precettore Paul Krempe (Robert Urquhart), inizia ad essere ossessionato dall’idea di dare la vita ad un essere perfetto, composto da parti provenienti da differenti cadaveri.
Porterà avanti i suoi insani esperimenti anche dopo gli avvertimenti di Paul e all’arrivo della sua promessa sposa Elizabeth (Hazel Court), una strada che lo porterà alla rovina.

La maschera di Frankenstein, film uscito nel 1957, è la pellicola che ha inaugurato una stagione felice nella storia dell’inglese Hammer Film Productions.
In questo periodo, che va circa dalla fine degli anni ’50 agli inizi dei ’70, la casa di produzione ha rivitalizzato i mostri classici (Dracula, la Mummia e, appunto, il mostro di Frankenstein), personaggi che – dopo l’epoca d’oro Universal degli anni ’30/’40 – erano praticamente scomparsi dagli schermi.

La maschera di Frankenstein rappresenta anche il battesimo delle due più grandi star della Hammer: Peter Cushing (che tornerà nel ruolo del dottor Frankenstein altre cinque volte, e altrettante in quello di Abraham Van Helsing nella serie di Dracula) e Christopher Lee (qui, per l’unica volta, nei panni della creatura; sarà Dracula, sempre per la Hammer, ben sette volte).
Ben poco, tranne l’idea alla base, troviamo del romano di Mary Shelley nel film; più che il libro originale, i riferimenti sembrerebbero essere le precedenti incarnazioni cinematografiche.
Il fascino del film risiede nelle classiche atmosfere gotiche, ben presto divenute marchio di fabbrica della Hammer, e nell’essere la prima versione del racconto di Shelley girata a colori.
Le scene risultano meno iconiche rispetto a quelle della controparte Universal, sia per le scenografie più modeste (non ritroveremo la stessa grandiosità nel fondamentale set del laboratorio), che per la regia di Terence Fisher (senza guizzi, sicuramente meno memorabile che nel successivo Dracula il vampiro).
Cushing è ottimo nel rendere l’ossessionato barone Frankenstein, una interpretazione che di sicuro eleva il film.

Frankenstein
Christopher Lee con addosso l’inquietante trucco.

Un buon horror classico dalle atmosfere gotiche, non la migliore versione di Frankenstein ma piacevole.

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