Finalmente è arrivata una di quelle notizie che sono rassicuranti, ma lasciano una punta di incertezza allo stesso tempo. Baghouz, l’ultima roccaforte dello Stato Islamico è caduta sotto l’assedio delle forze curde. Una battaglia durata più di 20 giorni che ha visto anche una importante evacuazione dei civili rimasti nell’enclave in mano al Califfato.

I guerriglieri islamici non hanno fatto alcuno sconto alle forze curde ed hanno difeso la loro conquista fino alla fine, utilizzando persino bassamente i civili come scudi umani, mescolandosi spesso tra gli sfollati (60mila) portati in salvo nelle zone riservate ai profughi. Nella battaglia sono state impiegate, da entrambi le parti, forze arrivate da tutto il mondo per sostenere la causa, foreign fighters e volontari che sono andati a conosolidare l’esercito di liberazione curdo.
Sono stati impiegati anche cecchini, IED, autobombe che hanno intensificato i momenti di guerriglia rendendoli estremamente rischiosi. Le incursioni aeree notturne da parte degli Stati Uniti sono state però provvidenziali ed hanno giocato un ruolo importantissimo nella risoluzione del conflitto. Il comandante dell’operazione delle Fds a Baghuz, Chiya Firat ha dichiarato:”Abbiamo sconfitto Daesh sul campo. Regaliamo questa vittoria come dono per il mondo intero e auguriamo il meglio a tutti”.

Combattere non è stato facile. L’assedio di Baghouz ha visto scontri avvenuti direttamente casa per casa in cui le forze di Daesh hanno cercato di resistere senza mai arretrare, una resistenza simile a quella trattenuta in roccaforti ancora più grandi, come durante la presa di Raqqa, la capitale dell’ormai defunto Stato Islamico. Le forze siriane hanno detto di aver catturato almeno 157 guerriglieri dell’Isis, soprattutto provenienti da zone extra-continentali: i cosiddetti foreign fighters.

Nella battaglia per la liberazione della città siriana ha perso la vita anche un nostro connazionale, Lorenzo Orsetti, arruolato nell’esercito curdo. Il suo sacrificio non è stato vano, dato che dell’estesa dimensione conquistata dal Califfato 5 anni fa ormai non è rimasto più niente. Che sarà adesso delle forze che sostenevano il califfo Abu Bakr al-Baghdadi? Di sicuro le cellule che hanno composto il tessuto connettivo di una così empia dittatura del male non moriranno subito e tenteranno di riorganizzarsi. Come? La soluzione più paventata è quella del terrorismo internazionale, ma anche, ovviamente, una più lenta riorganizzazione ed estensione di forze paramilitari in terreni fertili per la realizzazione di un nuovo Stato Islamico.

Parlando di numeri, infatti, si possono contare almeno 30mila combattenti che negli ultimi quattro anni sono arrivati da ogni parte del mondo per sostenere il sogno del Califfato. Alcuni di essi sono tornati in patria, altri sono nei campi controllati dai curdi e altri ancora si trovano confusi tra i profughi (almeno 29mila) prelevati dalla città in fiamme.

Per la battaglia finale di Baghouz i report parlano di almeno 10mila civili utilizzati come scudi dai terroristi, mentre diverse personalità, rapite nel corso degli anni (come Padre Dall’Oglio) sono state usate come lasciapassare per fuggire da una fine certa.

Abbassare la guardia adesso sarebbe controproducente: il Califfato non ha più un’estensione territoriale ma può ancora camminare sorretto dalle proprie gambe diffondendosi nei paesi di origine dei foreign fighters, soprattutto in Europa. Il processo in cui si avvia adesso la Siria è lento e difficoltoso, si tratta infatti di dover sostenere un paese che ormai praticamente è inesistente e riaffidarlo ad un governo che non sempre è stato dalla parte dei liberatori.

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