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Film indie

The Dirt, la storia strafatta dei Mötley Crüe

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Sono stati una delle band di punta del cosiddetto hair metal degli anni ’80 e di sicuro meritavano un film cucito addosso alla loro follia.

In un periodo in cui i biopic vanno così tanto di moda in ambito musicale, i Mötley Crüe escono sugli schermi di tutto il mondo grazie ad una bella produzione Netflix che vede come regista delle vivaci scorribande dei 4 di Los Angeles nientepopodimeno che Jeff Tremaine, colui che diresse i ragazzoni di Jackass simbolo di una vita di eccessi ed evoluzioni spettacolari, al limite della demenza.

Il film racconta, basandosi sull’omonima autobiografia, la carriera della band alle prese con gli alti e i bassi della propria notorietà. Nikki Sixx (bassista) e Tommy Lee (batterista) sono gli ideatori del progetto e sono anche le schegge impazzite che movimentano la vita del gruppo, tra lunghe giornate in sala di registrazioni e serate in cui, concerto dopo concerto, i Motley Crue si costruiscono una solida base di fan.

Dopo aver trovato una cantante adeguato, Vince Neil, la scalata per il successo è solo una formalità, anche grazie all’esperienza di Mick Mars come chitarrista e una fulminea gavetta in locali storici del rock della west coast come il Rainbow o il Whisky a Go Go.

Dove ci sono Mötley Crüe ci sono gli eccessi, donne, alcol, droghe e tantissimo divertimento, camere di alberghi letteralmente fatte a pezzi e musica suonata ad un volume altissimo. Non c’è poesia o retorica, i Mötley Crüe “facevano stupidate perché erano i Mötley Crüe”, nella loro storia non ci sono spazi per la riflessione, solo un racconto coloratissimo di ciò che accadde a 4 ragazzi sull’onda del successo che si comportavano come se non dovessero crescere mai.

Innegabilmente, come molti altri colleghi, la band californiana, ha dovuto pagare lo scotto di momenti bui, come fossero tappe di una crescita necessaria ma non necessariamente punti di svolta. È vero che il buio lasciato dalle esperienze con la droga, l’alcol, i concerti in tutto il mondo e la velocità è stato somatizzato come una nuova responsabilità ma insomma, i cattivi ragazzi hanno proseguito sulla loro strada senza cambiare il loro modo di essere, i loro vestirsi e il loro modo di fare musica.

È un bene che il film non sia una dichiarazione d’amore di un fan o la ricostruzione passo passo di una storia musicale, sicuramente Tommy Lee e Nikki Sixx non lo avrebbero permesso, e d’altronde Tremaine si è basato sulla loro visione della storia, senza nemmeno enfatizzarla troppo, lasciandola così, cruda, come la band si sarebbe aspettata.

Motley Crue

Si, insomma, ci sono inesattezze, momenti discutibili, storie da prendere con la pinza, ma d’altronde erano tempi in cui i Mötley Crüe scorrazzavano sempre strafatti sulla Sunset Strip di L.A. ed è normale che la memoria sia un tantino offuscata. Ma che importa? Il film restituisce quello che la band era davvero agli occhi del loro pubblico (manca la tresca amorosa di Tommy con Pamela Anderson) ma gli ingredienti per fare un bel concentrato di adrenalina rock, con capelli contonati, ci sono tutti e le scene scorrono leggere come videoclip d’annata.

Da vedere? Si, per passare un po’ di tempo in compagnia di vere rockstar che fanno le rockstar e si divertono un sacco nel farlo.

Convincente? La storia è quasi interamente basata su aneddoti, quindi non si sa quanto di vero ci sia negli episodi raccontati, ma nella scena che vede la band assieme al re dell’oscurità Ozzy Osbourne vale praticamente tutto il film.

Se avete visto The Dirt vi consigliamo di vedere anche Lord Of Chaos, che racconta la storia di una band un tantino più cattiva, proveniente dalla fredda Norvegia, ne abbiamo parlato qui.

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