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Il nome della rosa visto da Twitter

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Arriva Bernardo Guy e io trattengo tutta la mia rabbia verso questo personaggio, senza che abbia ancora preso parte alla storia.
Il cattivone di turno è lui. In un mondo chiuso in cui vige il silenzio e la pratica della preghiera, dove la neve cade rendendo ovattato ogni suono, lassù tra i monti, con la neve e il vento, arriva Bernardo Guy.

Ho avuto modo di rivedermi la prima parte della nuova serie del Nome della Rosa e mi sono fatto la mia impressione sulla storia. Me la sono fatta anche leggendo Twitter e i commenti che – in tempo reale – arrivavano uno dopo l’altro, compresi i miei ovviamente.

La storia non si cambia, è quella scritta magistralmente da Umberto Eco, ma per il popolo della Rete, la temibile questuante Rete, vi è un fervore di insolito umanesimo. Ma prima di leggervi qualche aforisma, permettetemi di dire brevemente che non si tratta solo di un libro che è diventato una serie tv, ma di una sorta di marchingegno in cui libri, cinema, fotografia, enigmi, poesia, teologia e logica si amalgamano sino a diventare qualcosa di estremamente complesso. E non si tratta solo di rendere “potabile” la narrazione, si tratta anche di dotarla di un certo ritmo, rendendola avvincente senza allontanarsi troppo dalla storia principale, tradurla e “tradirla” un po’, come giusto che sia.

Il Tweet di Giorgia rappresenta molto bene l’emozione di una prima lettura sotto forma di linguaggio scenico di una narrazione colta e vivace come quella di Eco. Sono molte le frasi che hanno reso bello il libro e gli sceneggiatori hanno deciso di riproporle nella loro interezza, lasciando aperta l’interpretazione e la meraviglia. Centinaia di “mi piace” e retweet hanno reso ancor più lucente il mare magnum del percorso logico di Eco, un esempio?

Già, la storia con cui Adso capisce di amare una donna è davvero difficile da rendere senza l’ipocrisia del caso. In tale ottica è stata bella la scelta di allungare un po’ il racconto per definire meglio un personaggio che alla fine è l’io onniscente del romanzo ed anche un po’ il personaggio principale, che si interroga sugli omicidi, impara e diventa un aiuto indispensabile per il proprio maestro, che di carattere ne ha da vendere. L’amore di Adso è vero ed intenso, si vede da come corre lungo il bosco che circonda l’abbazia, per raggiungere la “pulcra puella” senza nome a cui egli dona il proprio cuore e tutte le cure. Anche un semplice sguardo, un movimento, un adagio, sono densi di amore, per la cultura prima di tutto:

Ammetto di avere letto prima il libro, oltre venti anni fa, e poi aver visto il film. Ero nell’epoca del liceo e quindi ero riuscito, nonostante tutto, a contestualizzare molte delle citazioni e dei richiami presenti nell’opera. È un gran da fare. Il libro, più del film, è un interminabile guazzabuglio di richiami e rimandi cui spesso solo menti finissime e di una certa cultura possono coglierne gli aspetti più enigmatici e giocosi. Leggere il libro di Eco è stato come realizzare che si poteva scrivere un bel romanzo prendendo in giro un po’ tutti, adoperando molti degli esperimenti raccontati nei Diari Minimi rendendoli non solo giochi, ma vera letteratura. E devo dire che c’è qualche buontempone che oltre ad essere un po’ fililogo, medievista, latinista, ecc. è anche un buon disegnatore e si diletta guardando la tv twittando di quando in quando.

Ora, la domanda è semplice: c’era la necessità di questa nuova trasposizione? Difficile rispondere. Probabilmente il periodo decadente in cui versa la tv generalista italiana si meritava un bello schiaffo da parte del sapere e il respiro internazionale del cast (come quello del film di oltre 30 anni fa) rende tutto più intenso e vitale. Unico neo il doppiaggio non proprio all’altezza, ma non si può avere tutto dalla vita. Abbiamo già un John Turturro che interpreta un Guglielmo uomo di fede che però si affida alla scienza restando un unicum del suo genere, abbiamo Damian Hardung che interpreta con ingenuità e sorpresa la figura di Adso e poi Rupert Everett nella parte di Bernardo Guy (mannaggia!), Fabrizio Bentivoglio oscuro e complesso nella parte dell’ex eretico Remigio; abbiamo Alessio Boni che interpreta fra Dolcino e Greta Scarano che rende bene nella parte della moglie e della figlia dell’eretico, senza dimenticare Antonia Fotaras che interpreta la misteriosa ragazza occitana di cui si innamora Adso.

Ok, su Twitter i commenti si sprecano, molti puristi vorrebbero che non fossero stati fatti né film né tanto meno la serie, ma la verità è che, almeno secondo me, la produzione ha lavorato bene. Il Nome della Rosa della Rai si porta avanti a testa alta assieme ad altre più importanti opere internazionali, non stupisce quindi il fatto che Inghilterra e Stati Uniti, così come tanti altri paesi si siano messi in fila per acquistarne i diritti.

C’è anche chi non ha gradito per nulla, e non possiamo di certo inquisirlo!

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