Si tratta di un’esperienza divertentissima, che fa viaggiare la fantasia e la mente. Sto parlando della lettura (nessuna droga, tranquilli). Ok, direte voi, facile a dirlo, leggere è bello, interessante, onirico, ma ci sono metodi e situazioni diversissime in cui poter dire di essere dei veri lettori.

A me piace leggere, soprattutto, comodo sul divano con una buona colonna sonora, in genere qualcosa di estremamente rilassante come il jazz o, ancor meglio, la ambient o l’elettronica. Ma, lo ammetto, non disdegno affatto aprire un buon libro ed isolarmi dal resto del mondo in una sala d’attesa o in una grande e trafficata stazione. Riesco a concentrarmi e a passare il tempo e ogni volta che devo chiudere il libro lo faccio sempre con una certa vena di fastidio che proprio non riesco a descrivere a parole!

Quando ero piccolo leggevo ovunque, per terra, sul letto, sul tavolo, penzolando dal dondolo, dappertutto, e non mi fermavo mai, qualsiasi stagione o qualsiasi cosa accadesse. Ho iniziato a farlo prima delle elementari e non ho più smesso. C’era un che di magico in quelle pagine colorate e scritte in caratteri enormi che proprio non mi lasciavano spegnere le luce e addormentarmi se non prima di aver raggiunto il prossimo capitolo. Col tempo le piccole storie sono diventati romanzi, poesie, canzoni, volumi con caratteri sempre più fitti e regolari, copertine rigide bellissime o edizioni tascabili coloratissime. Mi sono perso centinaia di letture che non recupererò forse mai, ma di tanti titoli mi capita di averli sentiti nominare così tanto che è come se li avessi letti in contumacia. Di alcuni, lo ammetto, mi è pure capitato di aver giurato di aver portato in fondo la lettura quando alla fine li avevo dimenticati dopo il primo capitolo o abbandonati a se stessi per una mal tollerata retorica dell’autocompiacimento letterario, patologia da cui molti degli autori moderni sono afflitti.

A quanto pare, sono in buona compagnia. Secondo Reading Agency, che ha compiuto un interessantissimo test sulle abitudini di lettura per il World Book Day, il 41% degli habitué dei libri ha ammesso di aver raccontato qualche piccola bugia sui libri realmente letti in vita propria (i giovani poi, dai 18 ai 24 anni, sono tra i più inclini a mentire sui libri realmente letti).

Hunger Games
Reading Agency ha individuato almeno 13 titoli che sono tra i più blasonati nelle ipotetiche letture chiamiamole pure virtuali e che corrispondono tutti a delle riproposizioni in film o serie tv di successo. Insomma, è semplice, mi guardo gli episodi ed è come se avessi letto il libro. In cima alla lista troviamo — e ci mancherebbe -, i romanzi di Ian Fleming da cui sono stati tratti i vari James Bond, seguiti dai tomi fantasy di Tolkien, dalla saga di Narnia e dai best seller di Hunger Games e del Codice da Vinci.

Perché mentiamo sui libri che abbiamo letto? Secondo il Guardian non lo facciamo per vergogna di aver tralasciato qualche importante pubblicazione, ma per impressionare gli altri facendo finta di aver letto di tutto. Ovviamente (eheheh) gli uomini userebbero questa strategia più delle donne, tanto che lo studio di Reading Agency dice che un lettore su cinque mentirebbe sulle proprie letture anche durante un colloquio di lavoro.

Un’altro dato importante che emerge dall’indagine è che molto spesso fingiamo di leggere libri distopici credendo di vivere nella realtà descritta da capolavori come 1984, Ulisse di Joyce o (per i fedeli) la Bibbia.

Io credo che scoprire quando qualcuno mente sulle proprie letture non sia poi così difficile, basta fare qualche domandina approfondita, se ascoltiamo subito le fatidiche parole “non mi ricordo”, allora possiamo iniziare a pensare male. Il fatto in sé di impressionare qualcuno millantando di essere insaziabili “librovori” alla fine non fa altro che rinvigorire l’idea che leggere sia quanto di più importante possa sembrare un’attività intellettuale. Scorrere sulle lettere, su carta o schermo continua ad essere un’avventura affascinante di cui poter andare fieri e di cui poter, talvolta, cantare anche vittoria su capitoli interminabili pur non avendolo mai fatto. Alla fine si perde però il gusto stesso della lettura e quindi del suo stesso fascino affabulatorio e consolatorio per gli aspetti più noiosi della vita di ogni uomo.

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