753 a.C., i fratelli Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi) vengono catturati e fatti schiavi dai soldati di Alba Longa.
Riusciranno a fuggire con un manipolo di uomini e ad andare verso il loro sanguinoso destino che porterà alla fondazione di Roma.

Recitato in protolatino (lingua ricostruita grazie alla consulenza di semiologi dell’Università della Sapienza), Il primo re è il nuovo ambizioso progetto di Matteo Rovere (Un gioco da ragazze, Gli sfiorati).
Rovere, uno dei nostri giovani registi più promettenti, scrive un nuovo interessante capitolo dell’odierno cinema di genere italiano.
A bordo del progetto tornano gli sceneggiatori Filippo Gravino (Perez., Gomorra – La serie) e Francesca Manieri (i due sequel di Smetto quando voglio e Il miracolo), già autori insieme al regista del precedente Veloce come il vento, pellicola sportiva ambientata nel mondo dell’automobilismo.

Il primo re è una storia che ci riporta alle origini, al fango (elemento che più caratterizza il film insieme al sangue e al fuoco), rifuggendo totalmente la facile epica patinata, propria dei prodotti hollywoodiani, e gli elementi fantastici – e le baracconate – di alcuni vecchi peplum nostrani (i vari Maciste ed Ercole).
Siamo immersi in un mondo primitivo, arcaico e violento dal taglio iperrealista, figlio di pellicole come La passione di Cristo e Apocalypto di Mel Gibson (da cui riprende anche la ricerca della fedeltà linguistica) e La guerra del fuoco di Jean-Jacques Annaud (nel lato più avventuroso e nel preferire l’azione, i gesti e gli sguardi alle parole).
La fotografia di Daniele Ciprì (autore – insieme a Franco Maresco – di Cinico Tv, ma anche assiduo DOP di Marco Bellocchio) – “così capace di captare l’anima dell’acqua e del fuoco” (G.Canova) – guarda a Revenant – Redivivo (il film trae dall’opera di Iňárritu anche la vena survival).
La regia riesce mirabilmente a nascondere i limiti di budget (8 milioni di euro per un colossal storico), anche se in alcuni frangenti delle scene d’azione sembra di assistere più ad un episodio de Il trono di spade che ad un’opera realizzata per il cinema.
Mastodontica la performance di Borghi (Non essere cattivo, Suburra, Sulla mia pelle) nel ruolo di Remo, fratello non destinato a diventare Il primo re, ma che regge tutto il film sulle sue spalle.
Remo è un condottiero coraggioso, un leader forte che però pecca di hybris, pronto a rinnegare le leggi degli dei e a cercare di sfuggire al suo tragico destino.
Il fratello Romolo invece, dotato di pietas, è l’uomo giusto per fondare la nuova città, una civiltà basata sulla morale e sulle leggi pronta ad affrancarsi dal nomadismo e dalle barbarie.
Questo inizio, la nascita di Roma, sarà però solo possibile attraverso gli sforzi di Remo e al suo conseguente sacrificio.

Il primo re
Remo (Alessandro Borghi) si prende cura del ferito Romolo (Alessio Lapice). Dietro la vestale Satnei (Tania Garribba) osserva.

Il primo re, seppur con alcuni trascurabili limiti, è una delle pellicole più interessanti nel panorama del cinema italiano contemporaneo; pensata e girata con occhio internazionale, è pronta ad uscire dai nostri confini e a conquistare il mondo.

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