La vita di Tallulah (Lu) è alla giornata. La sua casa è un furgone dove abita assieme al suo ragazzo (Nico) vivendo di espedienti tirando a campare. Le preoccupazioni non sono molte, la vita scorre giorno dopo giorno senza che nessuno dei due trovi il tempo di crescere. Un giorno però Nico decide di andarsene, ne ha abbastanza della vita precaria e decide di tornare a vivere con la madre Margo, a New York.

Tallulah rimane sola, ma decide di andare sulle tracce del ragazzo e si reca da sua madre che le confida di non avere sue notizie da due anni. Sconfortata e senza un posto in cui andare, Lu entra in un albergo dove viene scambiata per una donna delle pulizie da Carolyn, una donna alcolizzata che la “assume” per guardare la sua figlia mentre lei si reca ad un appuntamento galante.

Le condizioni in cui vive la piccola Maddy però sono davvero allo sbando, così una volta tornata la madre, ubriaca e addormentata sul letto, Lu decide di portarla con sé, convinta di poterle dare una vita migliore rispetto a quella in cui attualmente si trova. L’unica persona su cui crede di poter contare è Margo a cui confida che la figlia è la sua e di Nico e che lei è, di diritto, la nonna.

Per chi ha visto Juno un po’ di anni fa, è quasi divertente trovare Ellen Page di nuovo alle prese con la genitorialità – questa volta per presa di coscienza -, e Allison Janney nel ruolo di una donna rispettabile che vede la sua quotidiana routine travolta dall’arrivo di Lu e Maddy. La verità è che nessuna delle donne del film si aspettava una storia simile, tre differenti personaggi alle prese con le insoddisfazioni e le criticità della loro vita, tre diverse età e differenti passati alle spalle che fanno sorridere, riflettere ed empatizzare.

Maddy è il centro della storia, è lei a fare da legame, la sua tenerezza è l’arma con cui verranno tirate le fila del racconto. Lu, inesperta ma sicura di sé, dimostra di avere più pazienza di quanto non ne abbia avuta con la sua stessa vita fino a quel momento. Margo è una donna che vive sola, scrive libri e non vede il figlio da anni, inaffettiva, vive in un palazzo di gente per bene con il portiere che le apre sempre l’ascensore ed è segretamente innamorato di lei. Carolyn è invece annebbiata da una vita che l’ha fatta crescere in fretta, le è capitata una bambina e non sa come comportarsi con lei, anche se, a modo suo, la ama.

Tallulah è una storia semplice, che fa sorridere ma che fa anche pensare a come sia difficile il ruolo di mamma e come sia difficile prendersi cura di qualcuno. Sì perché le cose vanno totalmente in modo diverso da come sono sembrate all’inizio, in quel furgone in cui le cose sembrano disposte alla rinfusa. Una città enorme e tre donne che si scoprono fragili, generazioni diverse e una bambina che diventerà l’unica loro ragione di vita.

Una bella prova per Sian Heder alla regia, un film che non ha nulla di trascendentale ma che lascia almeno qualcosa nel cuore degli spettatori. Un’ideale crescita di Juno, con un cast convincente e pochi orpelli. Da vedere, su Netflix in totale relax.

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