Arriva e se ne va, lasciandoti un sapore amaro come la storia di un fallimento. Mudbound è un film tratto dal romanzo omonimo di Hillary Jordan (in Italia pubblicato da Neri Pozza con il titolo “Fiori nel fango“) del 2008 ed è stato adattato solo due anni fa dalla regista Dee Rees e dal produttore e sceneggiatore televisivo Virgil Williams.

Il film racconta le vicende di due famiglie americane, divise dal colore della pelle, attraverso la seconda guerra mondiale, conflitto che ha visto impegnati sul fronte europeo due figli di quella stessa nazione che ben presto farà di tutto per dimenticarli. A fare da sfondo alla storia vi è un Missisippi in cui il razzismo è ancora predominante, dove i poveri, gli ultimi della lista, si dannano per raccogliere il cotone, lavorano fino a tardi, incuranti del tempo che passa e del destino che li attende; pregano dio affinché li conforti nelle loro giornate passate nel fango e li renda più forti nonostante le discriminazioni.

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Ma tutto è più difficile nella palude. Henry e sua moglie sognavano una bella casa colonica in cui vivere agiatamente e senza troppi pensieri, invece si trovano a dover dividere le stanze di una baracca, nello stesso quartiere dimenticato dei Jackson, famiglia afroamericana il cui giovane Ronsel si appresta a diventare carrista nell’esercito che salverà Europa nazista.

Anche Jamie, il fratello minore di Henry, parte e diventa aviatore. Entrambi tornano da vincitori, in un paese che non è affatto cambiato. Diventano amici, ma il loro legame non è ben visto dagli esponenti del locale Ku Klux Klan che si sentivano come minacciati da quel legame nato in tempo di guerra. Minacciati da cosa?

Mudbound racconta una storia e racconta anche LA storia della discriminazione razziale in uno dei paesi più “civili” del mondo. I colori del lungometraggio, opprimenti, resi della stessa densità delle paludi che ritraggono, colpiscono al cuore e levigano gli occhi. Gli interpreti sono bravissimi, in particolare Mary J Blige nella parte di Florence Jackson, ma in genere tutto il film è recitato come si deve da un cast multirazziale, questo sì, e affiatato. Si può parlare di una pellicola che ha un potenziale drammatico altissimo e lo sfrutta per rendere vivi i caratteri dei personaggi ma anche lo sfondo corale che vi è attorno, come in un ritrovato realismo in cui le figure femminili sopportano il peso di una lacerante quotidianità mentre i mariti, forgiati dal tempo e dalla fatica, sembrano inamovibili di fronte alle asperità della vita.

Mudbound è un film di cui Netflix ha acquistato i diritti ed ha poi distribuito in tutto il mondo lo scorso anno. Ha ricevuto tantissimi riconoscimenti e per un certo periodo di tempo si è persino pensato di vederlo nominato agli Oscar. Ne sarebbe valsa la pena? Beh, quello che possiamo dire è che Mudbound offre uno spaccato vivido e doloroso di un’America vincitrice sui campi di battaglia, ma perdente nella propria identità. Di sicuro un film generazionale che segna un’epoca in cui le guerre erano vissute fuori e dentro i confini di una democrazia ancora da provare. Sì, il finale è davvero da Oscar, almeno per noi.

Per approfondire potete leggere questo bellissimo articolo de La Settima Arte.

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