Come di consueto nei primi giorni di settembre si tiene a Sarzana (SP) il Festival della Mente, una tre giorni interamente dedicata alla cultura e alla creatività in cui trovano spazio racconti che provengono da diverse discipline del sapere umano, correlate da un un unico grande tema conduttore ogni anno diverso.

Io ho seguito diversi incontri, forte del mio pass per la stampa, e ho potuto farmi un’idea più o meno complessa di quanto sia difficile dar vita ad un festival del genere, tenendo soprattutto in considerazione “le menti” che sono state invitate a portare la propria esperienza davanti ad un pubblico molto eterogeneo.

Qualche anno fa rimasi, personalmente, molto impressionato dal racconto di come fosse possibile organizzare la vita quotidiana di un team di scienziati a -50%, un’avventura che ha raccontato Chiara Montanari (ingegnere, esperta in innovation management, strategic leadership e team building in ambienti estremi.) mette a confronto emergenze logistiche e sanitarie che sommate a quelle psicologiche e sociologiche rendono il tutto di una complicatezza davvero estrema.

ibernazione

Nel 2017 Matteo Cerri, medico chirurgo e dottore di ricerca in Neurofisiologia ci ha parlato nuovamente di un qualcosa di estremo, considerando anche alcuni esperimenti che trovano applicazioni in diversi ambiti, da quello scientifico a quello prettamente medico. Non mi ero mai trovato a confrontarmi con il fenomeno dell’ibernazione. Più che altro non avrei mai immaginato che lo studio degli effetti del freddo potesse avere ricadute importanti sulla cura degli infarti o degli ictus, come come dai periodi di letargo di molti animali sarebbe possibile prendere esempio per affrontare, in quanto uomini, viaggi lunghissimi come quelli che in futuro si affronteranno per arrivare su Marte.

Nella sua introduzione, Cerri ha fatto subito un’importante distinzione tra ibernazione, fenomeno naturale comunemente conosciuta come letargo, e la crioconservazione, che è poi la materia di studio di cui si occupa egli stesso. “Il letargo, ad eccezione di alcuni insetti, non avviene mai al di sotto dello zero, la crioconservazione tramite azoto porta le temperature vicine a -200°C provocando la formazione di ghiaccio nei tessuti”. È una procedura che, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non consente il risveglio, quindi è molto lontana dalle immaginazioni fantastiche e fantascientifiche di diverse storie raccontate al cinema.

Matteo Cerri

La pratica che viene spesso adottata per ovuli, spermatozoi, campioni di tessuti non può essere applicata agli esseri umani, se non dopo la loro stessa morte. “Applicarlo ad un individuo vivo — afferma Cerri -, vorrebbe dire ucciderlo, e sarebbe un reato”. L’ipotesi del risveglio rimane dunque una variante che la scienza al momento non prende in considerazione, non solo verrebbe minato il funzionamento del sangue, ma tutta l’acqua e tutti i sali verrebbero concentrati in quantitativi tossici. La scienza preferisce occuparsi più dichiaratamente di ibernazione che riesce ad avere delle applicazioni terapeutiche ed è studiata, come abbiamo accennato, per viaggi spaziali molto lunghi. Per quanto riguarda la medicina è invece ormai uniformemente riconosciuta la tecnica che prevede un raffreddamento del cuore e del cervello per ridurre il loro metabolismo e arginare i danni dovuti alla mancanza della circolazione del sangue. Come avviene tutto ciò? Un liquido rigenerante viene iniettato nelle vene e mantiene la temperatura del corpo a 34°C per un paio di giorni.

Per quanto riguarda la scienza spaziale invece è ormai riconosciuto che in uno stato di ibernazione il corpo umano soffre meno l’effetto delle radiazioni che nello spazio possono avere delle ricadute importanti (in questo caso è contemplabile anche una applicazione medica per i pazienti in chemioterapia) e i muscoli e le ossa non si indeboliscono nonostante l’inattività (anche qui l’applicazione per le lunghe degenze è auspicabile).
Ma con l’ibernazione si potrebbe fare ancora di più ed è per questo che l’ESA ha deciso di impiegare tempo e fondi per studiarla al meglio, immaginare di poter viaggiare nello spazio senza necessità di cibo e senza complicanze psicologiche, in uno stato di totale “attesa” è un fine accettabile e plausibile per gli anni a venire. “Per raggiungere Marte si stimano nove mesi di viaggio con un costo di 60.000 euro per ogni kg di materiale e cibo da trasportare. Inoltre c’è il rischio di attacchi psicotici degli astronauti e radiazioni pericolose dovute ai protoni. Se riusciremo ad ibernare gli esseri umani oltre a ridurre i costi, risolveremo anche tutti i restanti problemi”, ha detto Cerri.

Insomma, molte delle speranze umane resteranno solo sui libri e nei film di fantascienza, ma non è detto che le scoperte future o imminenti possano aprire degli scenari del tutto inaspettati e positivi per la vita umana. Questo, da scienziato, Cerri lo sa, e da uomo lo aspetta impazientemente come si aspetta il finale di un libro che non chiude la trama in modo netto ma la lascia aperta ad infinite possibilità.

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