Quando si pensa al Cinema italiano le prime categorie che gli si attribuiscono sono due: commedia e grandi autori.
Due tradizioni portabandiera del nostro cinema nel mondo, ben incastonate nell’immaginario collettivo.
Viene ignorata troppo spesso tutta quella filmografia “sotterranea”, dedita a generi come il giallo e il poliziesco.
Mondi collaterali in cui il delitto – di solito l’omicidio è il motore di queste storie – irrompe nella tranquilla realtà italica (e spesso la conseguente indagine del film si fa anche pretesto per parlare della società dell’epoca).
Recenti aggiunte al catalogo Prime Video (servizio di streaming legato alla piattaforma Amazon) mi hanno portato alla riscoperta di alcuni di questi titoli (anche realizzati da registi importanti, habitué delle altre due categorie succitate).

Il testimone (1946)

Film
Pietro (Roldano Lupi) e il suo interesse amoroso Linda (Marina Berti)

Pietro Scotti (Roldano Lupi) viene accusato di omicidio, fondamentale per collocarlo sul luogo del delitto all’ora esatta è la testimonianza dell’anziano ragioniere Marchi (Ernesto Almirante).
Il testimone, non più sicuro dell’affidabilità del suo orologio, ritratterà e lo farà rilasciare.
Che sia stato un errore?

Pietro Germi (divenuto poi famoso per commedie come Divorzio all’italiana) in questa prima fase della sua carriera – il film in questione è il suo primo come regista – si diverte a contaminare alcuni stilemi tipici del neorealismo con il genere.
Riferimento principale de Il testimone è il noir (come per il seguente In nome della legge sarà il western); Germi costruisce un a volte confuso ma intrigante thriller psicologico ambientato nell’immediato dopoguerra.

Il rossetto (1960)

Film
La piccola Linda (Laura Vivaldi) scoppia in lacrime dopo l’interrogatorio della polizia

Silvana (Laura Vivaldi) è una ragazzina di tredici anni che ha una cotta per Gino (Pierre Brice), giovane uomo che fa il rappresentante.
Nel palazzo di fronte a quello dove abita Silvana viene assassinata una donna, la ragazza vedrà proprio Gino uscire dall’appartamento della vittima.
Il giovane userà tutto il suo fascino per convincere la ragazzina a non rivelare la cosa.

Damiano Damiani (oggi noto come il regista della fiction La piovra) porta in scena, insieme a Cesare Zavattini (lo storico sceneggiatore di Vittorio De Sica), un dramma dalle tinte crime carico di tensione, che rifugge il classico colpo di scena da giallo.
Il rapporto che si instaura fra l’affascinante sospettato e la ragazzina porta echi dell’hitchcockiano L’ombra del dubbio, rapporto che comunque evita il pruriginoso gratuito.
Grande importanza è data alla psicologia dei personaggi e al contesto sociale, quello di un’Italietta piccolo-borghese votata alla ricerca del denaro e chiusa in un bigottismo disarmante.

La donna della domenica (1975)

Film
Il commissario Santamaria (Marcello Mastroianni) indaga con l’aiuto di Anna Carla (Jacqueline Bisset)

Torino, lo sgradevole architetto Garrone (Claudio Gora) viene assassinato nel suo appartamento, il caso viene affidato al commissario Santamaria (Marcello Mastroianni).
Una lettera di minacce di morte rivolta alla vittima, ma scritta apparentemente per burla, coinvolge nell’indagine la nobildonna Anna Carla Dosio (Jacqueline Bisset) e il rampollo di ricca famiglia Massimo Campi (Jean-Louis Trintignant).

Giallo con protagonisti appartenenti alla Torino-bene, quella degli imprenditori e dei salotti snob.
Luigi Comencini (Pane, amore e fantasia) contamina il giallo all’italiana con la commedia, infarcendo l’indagine di dialoghi dalla forte carica ironica (gli sceneggiatori sono Age e Scarpelli).
Non a caso si ha una nutrita schiera di comprimari interpretati da caratteristi legati al mondo della commedia nostrana (Giuseppe Anatrelli, Mauro Vestri, Antonino Faà di Bruno).
Risultato godibile – anche se non avrebbe guastato un pizzico di satira sociale in più – per un film all’epoca campione di incassi (oltre il miliardo delle vecchie lire).

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