Con il nuovo anno Netflix riprende a proporci film originali che strizzano l’occhio ad un mondo apocalittico in cui la Terra sta morendo e sono pochi gli uomini rimasti a portare avanti l’avventura evolutiva del genere umano.

Nella storia raccontata da IO – Sola sulla terra siamo di fronte ad una situazione ormai al collasso, dove i gas nocivi hanno ormai invaso ogni città e costretto la popolazione umana a salvarsi andando a colonizzare una delle lune di Giove: IO, appunto. Sam Walden (Margaret Qualley), figlia di un importante scienziato, è una delle ultime della sua specie ad essere rimaste ancora in attesa di partire. Le ore che la separano dall’ultimo lancio disponibile per lo spazio sono sempre meno, la Terra sta per essere abbandonata e lei potrà finalmente ricongiungersi con il ragazzo che ama e che è già da tempo partito per la nuova colonia umana.

Sam, anch’essa studiosa di scienze, si rifiuta di pensare che la vita non sia più possibile sul suo pianeta, per questo, dal suo osservatorio in montagna (dove ancora l’aria è respirabile), scende in città esplorando zone apparentemente morte cercando qualche traccia di organizzazione cellulare sopravvissuta al disastro naturale e sogna di poter essere in riva al mare, riscaldata dal tepore del sole e cullata dal fragore delle onde.

La sua tranquilla routine viene cambiata dall’arrivo di Micah (Anthony Mackie) che con la sua mongolfiera atterra proprio vicino all’osservatorio/abitazione di Sam, dopo che un violento temporale ha quasi distrutto ii laboratori di ricerca e gli strumenti utilizzati da quest’ultima.

Coraggioso è stato il tentativo di scrivere una sceneggiatura su un genere ormai saturo di temi apocalittici e forse non c’è stata nemmeno altrettanta alchimia tra la scrittura e la regia. Le parti dei due superstiti, Sam e Micha, sono quasi sempre stanche e poco incisive e la loro visione del presente è poco più che abbozzata. Si è preferito giocare di più con i ricordi e con le macerie di ciò che è stato anziché affidarsi a lunghi dialoghi o “primi piani” interiori. Per questo la storia fatica a suscitare l’empatia dello spettatore. Si parla di scienza ma si cerca nell’arte (Sam che vuole vedere una mostra nella città disabitata) e nella filosofia un appiglio per sentirsi ancora “umani” e creatori di vita.

Molto bella la parte di Margaret Qualley che sostiene sulle proprie spalle il peso di una pellicola indipendente che proprio stenta a decollare del tutto, un po’ come lo shuttle verso cui sembrano indirizzarsi i protagonisti. Qualley ha la capacità di nascondere la fragilità del suo personaggio tramite le sue azioni e i suoi sguardi indagatori di una realtà che le sta sfuggendo di mano e che sembra dover salutare per sempre.

IO è un film che parla, alla fine, dell’attaccamento alla vita da parte di una protagonista che riesce ad empatizzare con il pubblico. Ma non va oltre. Tematiche importanti come quelle ambientaliste – un mondo inquinato dagli umani – fanno capolino e non caratterizzano comunque il lungometraggio, indipendente, a basso costo, dai risultati sufficienti ma non decisamente indimenticabili.

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