Viaggiare anche senza muoversi di un solo passo è quanto promette la collana Humbolt di Quodlibet che, con dei bellissimi testi, è specializzata in narrativa di viaggio, riunendo saperi e tecniche utili a raccontare viaggi e paesi in un modo del tutto nuovo e anti convenzionale.

Si parla del Nuovo Continente, dei Caraibi, di Roma, ma anche di “oracoli, santuari e prodigi”.
Quest’estate però, con il clima mediterraneo, ne ho approfittato per leggere un racconto scritto da Claudio Giunta e Giovanna Silva incentrato sull’esperienza di viaggio in Islanda.
Una delle terre più a nord dell’Europa, inospitale e fredda, quella islandese è una delle mete più interessanti che mi piacerebbe un giorno raggiungere.

Il titolo “Tutta la solitudine che meritate” racchiude benissimo il primo sguardo che si ha con questa isola del nord, dove la densità abitativa è bassissima e dove città “importanti” del Paese sono da noi considerate come insediamenti urbani di piccola grandezza, quasi un nonnulla, per capirci. Una sola strada, la Route 1, che compie il perimetro dell’estensione costiera, case con i tetti di torba, pecore allo stato brado ed esplosioni vulcaniche che rendono la terra bollente, patria di geyser di cui non si spreca nulla, rendendoli utili alla vita di tutti i giorni per l’uomo.

L’islandese non ha scelto di vivere in Islanda, ci si è trovato e l’ha amata subito, per la sua vertiginosa estensione, per la sua ben consolidata assenza di qualsiasi cosa, se non di neve, prati e bolle che arrivano fin dal centro della Terra. Gli islandesi sono cresciuti, attraverso secoli ed anni, ed hanno imparato ad amare le loro lande desolate, la loro stessa solitudine, lontana dalla alacre vita europea, lontana dal mondo vorticoso della modernità accentuata dalla globalizzazione.

Ma attenzione, quando si parla di Islanda si parla anche di conoscenza, di arte, di un premio Nobel come Halldór Laxness che nel 1955 con la sua opera ha rinnovato la cultura islandese. Tra i suoi testi, molti editi da Iperborea, vi è racchiuso il senso vero e proprio della cittadinanza islandese, soprattutto in un romanzo come “Gente Indipendente”, che racconta una storia verosimile ambientata in un paese quanto più vero possibile.

Il testo è corredato anche di una bella serie di fotografie, ottime istantanee che fanno accrescere la voglia di visitare un paese ancora sconosciuto ai più. L’ottima condizione para testuale poi fa il suo, consegnando un bellissimo racconto di viaggio che saprà di certo conquistarvi.

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