Mettiamola così, di esercizi di stile di grandi e bravi professori universitari in storie e romanzi ne abbiamo fortunatamente diverse (mi viene in mente un recentissimo Alessandro Barbero) in Italia, ma la storia di Umberto Eco è uno dei vanti di cui possiamo andare fieri. E non solo per quanto riguarda la narrativa, ovviamente.

Ne Il Nome Della Rosa Eco riesce a mettere in atto una storia che arriva da un mondo lontano e riesce nell’intento di arricchirla di finissime descrizioni, citazioni colte, giochi letterari e allusioni che rendono il romanzo una vera e propria fucina di talento e passione per tutto lo scibile umano.

Quello di Eco è un esempio riuscitissimo di sinestesia che riesce ad abbracciare il lettore e tenerlo incollato pagina dopo pagina in una storia che si rivela piano piano come un giallo in stile Sherlock Holmes. Non è un caso che il primo titolo del romanzo fu molto meno esoterico e più narrativo: “L’abbazia del mistero”, ma che finì per non soddisfare né l’autore né tantomeno la casa editrice Bompiani. A tale proposito esistono due storie sulla scelta del nome del libro: una vede Eco buttare giù almeno 10 titoli alternativi facendo poi scegliere quello definitivo da alcuni amici; l’altra segue la proposta (bocciata da Bompiani) di intitolare l’opera Adso da Melk a cui fece poi un più illuminante Nome della rosa che il genio di Eco trovò quasi d’improvviso.

In alcune note scritte attorno al romanzo, Eco racconta che tutto ha avuto nascita da una citazione dall’opera De Contemptu del monaco del XII secolo Bernard Morliancense: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” un riferimento alla caducità della percezione del reale che possiamo tradurre in modo non letterale come: “La Rosa primigenia esiste in quanto nome, noi possediamo i nomi e nulla più”.

Dalle pagine al grande schermo, il romanzo di Eco è diventato in breve tempo un film, che ha avuto per ben 13 anni il primato di ascolti da quando è stato trasmesso per la prima volta su Rai 1. Nel cast troviamo Sean Connery nei panni di frate Guglielmo da Baskerville, Christian Slater in quelli di Adso da Melk e F.Murray Abraham in quelli del terribile inquisitore Bernardo Gui. All’inizio e alla fine del film troviamo un sentiero che porta ancora oggi al Castello di Rocca Calascio in Abruzzo, mentre per alcune delle location gli autori si sono ispirati ad altri edifici ecclesiastici molto particolari, l’abbazia di Eberbach in Germania (in cui sono state girate diverse scene) e Castel del Monte in Puglia che ha ispirato la forma della biblioteca del monastero in cui si svolge la storia.

Dopo quasi 40 anni di età è arrivato però il momento di dare nuova vita all’opera di Umberto Eco. Per questo arriverà la prossima primavera su Raiuno una serie-kolossal diretta da Giacomo Battiato, con un cast eccezionale, 8 episodi che faranno rivivere il thriller che dalle prime nuove immagini rivela una scenografia accuratissima, al passo con le grandi produzioni più attuali e con un cast stellare che va da John Turturro a Rupert Everettm da Damien Hardung a Greta Scarano, da Piotr Adamczyk ad Alessio Boni.

Riuscirà la nuova serie tv a superare il lungometraggio di Jean-Jacques Annaud rimasto ancora oggi nell’immaginario collettivo come la trasposizione definitiva del capolavoro di Eco?
Non resta che aspettare qualche mese, nel frattempo però, ecco un’anteprima abbastanza interessante:

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